Solo Player vs Puzzle Games

Mi imbatto per caso nella puntata di questo podcast ludico, ascolto obbligato per il titolo:

https://dadocritico.blogspot.com/2026/08/podcast-giocomale-puntata-17.html

Mi interessa riportare solo cosa mi ha suscitato l’ascolto della puntata a caldo, e ancor di piú che tipo di reazione susciterà in voi se lo ascolterete; non è una recensione del podcast

Con mia sorpresa mi rendo conto che tutti i parlanti hanno opinioni negative verso il gioco da tavolo in solitaria e immediatamente mi trovo catapultato fuori dalla mia bolla, il mare dei contenuti in cui molti di noi galleggiano quotidianamente, in cui non ci sono che recensori e entusiasti di prodotti solo.

Due affermazioni che sono state fatte nella puntata, così, fuori contesto:

“Io sono quello che cucina in famiglia, ma quando mia moglie e mia figlia sono fuori per un weekend, mangio in piedi vicino al frigo, un panino nel piatto. Non apparecchio”

Oppure

“è triste muovere le pedine e lanciare dadi da soli”

C’è chi tra loro a volte gioca in solo, ma sono soprattutto piccoli puzzle games, giochini che implicano una sfida tra giocatore e inventore del gioco.

L’esempio finale che racchiude il genere, sebbene iperbolicamente, è la settimana enigmistica.

Il cruciverba è un gioco solitario, di ingegno, in cui il giocatore cerca la soluzione nascosta dal creatore dell’enigma.

Da umano medio facilmente influenzabile, mi sono fatto convincere.

Ripenso a molti dei giochi solo da tavolo che posseggo e in effetti, se ridotti all’osso delle meccaniche, non sono che sfide tra me e il creatore del gioco.

Devo solo trovare la combinazione giusta, oppure tirare il dado giusto al momento giusto, o utilizzare l’abilità per ottimizzare il risultato. C’è sempre la cosa giusta da fare, sono io che non la trovo, quindi perdo, e ci riprovo.

Sono tutti puzzle games, forse per questo dopo averli “vinti”, li lascio a marcire nell’armadio e ne compro un altro; hanno perso l’interesse della sfida.

Bene, hanno ragione loro, sto per vendere su Vinted il mio amato Deep Space D-6, apro l’armadio e vedo Wrath of Ashardalon; beh questo non è un puzzle game, è un crawler, e come tanti dei dungeon crawler in mercato si va in esplorazione, si tira un dado e si reagisce ad un evento.

Si ma quante volte l’evento, come un esagono o una stanza inesplorata, erano al di sopra delle nostre capacità e hanno portato alla conclusione della partita?

Non è forse come in un solitario di carte? Andiamo avanti finchè non ci si blocca, la carta che ci serve sta in fondo al mazzo e non possiamo che perdere.

Non è molto divertente. Ridotti all’osso, tutti i crawlers non sono che solitari di carte, estraiamo un evento sperando che sia superabile con le risorse a disposizione, altrimenti abbiamo perso. L’ottimizzazione delle risorse poi, che ci consente di sopravvivere all’esplorazione, non e’ che un mini puzzle game in un crawler.

Mi toccherà vendere anche Wrath of Ashardalon, oramai non ha più fascino.

Poi mi sono fermato a riflettere, nel podcast non hanno parlato del gdr solitario, giustamente.

Cosa mi piace del gioco di ruolo solitario?

Interpretare.

Interpretare vuol dire prendere la decisione giusta per quel personaggio in una data situazione, non fare la cosa giusta per vincere il gioco.

Grazie all’immedesimazione i giocatori di ruolo rendono l’esperienza di gioco sorprendente (nel senso di sorpresa).

Pensandoci bene, anche il Monopoli se pensato tra fazioni diverse potrebbe funzionare in solo:

le pedine sono ignari cittadini e i giocatori saranno costruttori senza scrupoli e società in bancarotta che mascherano il bilancio, oppure cooperative dal basso con equo canone.

E ogni partita sarebbe diversa, non prevedibile, con mosse dettate dalle motivazioni dei personaggi e non dalle regole del gioco.

Ma no, la ragione non può essere nel metodo, nell’imparare come si gioca in solitario, imparare a calarsi nel personaggio.

Altrimenti quelli che nel podcast non amano il solo sarebbero solo persone a cui manca uno strumento, degli ignoranti; e non lo credo, credo invece che siano delle persone competenti e oneste nelle loro opinioni.

La mia personalissima teoria del tutto è la seguente:

Io quando resto a casa da solo per qualche giorno mi preparo delle cene luculliane, mi siedo e mi godo il momento col mio piatto preferito. Io apparecchio, non mangio in piedi vicino al frigo.

Forse sta qua tutta la differenza, giocare in solitario è una predisposizione dell’anima, l’essere soli senza sentirsi soli.

Vederci dal di fuori come fossimo un pirata, o un super villain distruttore di mondi o un gatto in fuga in un vicolo.. proiezioni del nostro essere; tutti insieme, affatto soli, per una sessione di gioco. Anche se nessuno lo saprà mai.


Non è vero che venderó i miei giochi da tavolo, un giorno li tireró fuori dall’armadio e li apparecchieró, mi divertiró come sempre, perchè non conteró le carte, o la probabilità dei dadi. Li giocheró non contro il creatore del gioco, cercando la mossa giusta, ma con me stesso. Come un umano medio facilmente influenzabile, pieno di meraviglia di fronte ad una nuova avventura.